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Gli affreschi

Le pareti della chiesa in epoca tardomedioevale erano tutte affrescate, come si può arguire dagli esempi ancora fortunatamente conservati. Di essi si era persa memoria, scomparsi sotto la coltre di scialbo, applicato dopo la peste del 1630 e in perioedi successivi, almeno sino ai primi dell'Ottocento.
A partire dal XVII secolo inoltre, secondo le tendenze dell'epoca, vennero realizzate nuove cappelle e altari laterali, tutti più volte rimaneggiati tra il Settecento e l'Ottocento. Purtroppo questo ha provocato la perdita di molti affreschi.
Solo nel 1937 1938, durante la grande campagna di restauri voluti dall'allora Rettore don Franzosi, rimuovendo lo scialbo, sono stati riportati alla luce gli affresci che oggi si possono ammirare. Essi sono stati in gran parte perfettamente restaurati negli ultimi anni, sotto la direzione della Sovrintendenza alle Belle Arti di Torino.
Di straordinario respiro sono gli affreschi che coprono l'intera volta del presbiterio di oltre 100 mq. Nelle quattro vele in cui essa è ripartita, campeggiano in raffinate edicole tardo gotiche, le figure dei quattro evangelisti, accompagnate dai simboli rituali. Negli angoli è riprodotto lo stemma della famiglia Maggi, un leone rampante in campo rosso: i Maggi furono i committenti di questa opera grandiosa nel 1456, dopo aver ricevuto il "beneficio" della Cappella Maggiore. L'autore resta sconosciuto, ma si tratta senza dubbio di un artista di ottimo livello qualitativo, la cui cultura è legata all'ambito pavese.
Sulla parete di fondo dello stesso presbiterio è rappresentata l'Annunciazione, con l'Arcangelo Gabriele e la Vergine. Sulla parete sinistra si conservano i resti di un'altra decorazione affrescata: entro una cornice a motivi floreali appaiono una coppia di angeli turibolanti ed un'altra di angeli inginocchiati, che facevano roiginariamente da cortina alla tomba di Jacobino Maggi.
Nel sottarco dell'arco trionfale sono affrescati, entro cornici mistilinee, dodici Patriarchi e Profeti a mezzo busto, recantii cartigli con i nomi. Tra questi appare singolare la figura di ,Abacuc (1) e (2) che che inforca un paio di occhiali a piece-nez, particolare mai rilevato in altri affreschi dell'epoca.
Altri cicli di affreschi ornano le pareti della navata sinistra, tutti databili al Quattrocento.
Il più chiaramente leggibile è un ciclo della Passione di Cristo: vi sono rappresentate la Crocifissione e la Deposizione, mentre nell'intradosso della finestra compaiono due figure di Cavalieri o Santi. Compare lo stemma della famiglia Ricci: il ciclo è ascrivibile ad un pittore di formazione locale attivo nella prima metà del XV secolo.
Interferente con questo ciclo, appare poi una rara iconografia che rappresenta all'interno di una stanza, la Vergine e S. Elisabetta con i rispettivi bambini, Gesù e S. Giovanninoa. Oltre alla rarità iconografica, l'affresco denuncia particolari caratteri stilistici che rivelano legami - per ora inspiegabili - con la cultura nordica dell'epoca e che costituiscono un esempio unico in tutta la zona circostante.
Nella Cappella terminale della navata sinistra troviamo altri affreschi: innanzitutto una Madonna con Bambino tra i Santi Sebastiano e Antonio Abate alla presenza della famiglia dei committenti, con manto d'ermellino. L'affresco è datato 1452.
Interessante è poi un frammento di difficile lettura che rappresenta un Santo artigiano, intento nel suo lavoro, con un curioso copricapo di foggia orientale. Con ogni probabilità si tratta di S. Eligio, protettore degli orafi, vista la presenza di un forno, sopra al quale si intravede una collana. Su un tavoloè visibile un calice. Il Santo reca in mano una coppa e la sta martellinando.
Tra questa Cappella e il Presbiterio appare un bel S. Francesco su fondo rosso, in stile tardo gotico, purtoppo un po' rovinato.
Sono inoltre rappresentati un S. Cristoforo, di fattura più grossolana, una Madonna con Bambino, una Santa, probabilmente S. Agata ed un S. Stefano recante in mano un libro chiuso ed un sasso in spalla. Questi ultimi sono affreschi Cinquecenteschi di carattere votivo simili ad altri presenti nell'Abbazia di Rivalta Scrivia e sono riconducibili alla cultura della zona.
L'area della navata destra è ancora da indagare: affiora sotto lo scialbo il volto di un Santo, traccia di un ciclo di affreschi forse simile a quelli descritti. La decorazione sulla volta della cappella terminale della navata destra è invece di epoca più tarda: rappresenta storie mariane di scuola lombarda e risale al Seicento.